Sebastian Hidalgo

Hugo Boss e le uniformi naziste

Hugo Boss e le uniformi naziste

Hugo Boss e le uniformi naziste

Se c’è un marchio che mi piace, quello è decisamente Hugo Boss. Profumi, camicie, cravatte, completi… sono uno scrittore semplice: se vedo Hugo Boss, quasi sempre sto guardando qualcosa che mi piace e che indosserei volentieri.

Eppure, quando cominciai a scrivere Aquila Ebrea non avevo idea che l’uomo dietro il marchio – Hugo F. Boss in persona – era un convinto sostenitore del partito nazista. E non sapevo che la sua azienda si occupasse della produzione delle divise delle Schutzstaffel (le SS).

 

La Storia

Tutto cominciò a Metzingen, dove il sig. Boss aprì una fabbrica tessile che in poco tempo ricevette il suo primo incarico importante, ovvero produrre le divise per il partito Nazionalsocialista. Era il 1924 in un mondo in cui Hugo Boss non era un marchio importante, e dove il partito nazista era ai suoi inizi. Con il passare degli anni, la collaborazione tra Boss ed il Partito rimase viva, e nel 1931 Hugo Boss passò dall’essere un semplice produttore tessile a diventare un vero e proprio membro del movimento politico guidato da Adolf Hitler, nonché grande sostenitore delle SS, alle quali garantiva donazioni mensili.
Al 1933, anno della salita al potere di Hitler, le divise marroni del Partito, quelle della gioventù hitleriana, e le uniformi nere delle SS venivano tutte prodotte da Boss, che con l’avvicinarsi della guerra iniziò a occuparsi anche degli indumenti militari delle forze armate tedesche.

 

A guerra iniziata, Hugo Boss era passato da un introito di 200.000 marchi come quello del 1936, ad uno di ben 1.000.000 di marchi nel 1940. Per poter sostenere la crescente domanda, la fabbrica iniziò ad impiegare come forza-lavoro prigionieri di guerra francesi e schiavi provenienti dai campi di concentramento.
Con la fine della guerra, Hugo Boss venne etichettato come attivista, sostenitore e finanziatore del Nazionalsocialismo, e gli venne tolto il diritto di possedere un’azienda; la sua fabbrica andò in mano a suo genero Eugen, e andò avanti fino a diventare il marchio che tutti conosciamo oggi.

Hugo Boss si scusa

Tuttavia, qualche anno fa fu la stessa azienda Hugo Boss a scusarsi per i passati collegamenti con il nazismo, anche se è ridicolo pretendere delle scuse adesso da parte di un’azienda che ormai è ben lontana da quella che era all’epoca, anche perché Boss non era un uomo cattivo. Era un imprenditore che, come tanti altri, vide in Hitler una chance di ripresa per la Germania e nel Partito Nazionalsocialista un’occasione per far crescere la sua attività.
Avrebbe potuto rifiutarsi? Si, ma non gli conveniva.
Avrebbe potuto ribellarsi invece di rimanere testimone passivo delle nefandezze del Reich? Si, ma nessuno lo avrebbe seguito e lui sarebbe finito in una prigione o, peggio, in un campo di concentramento senza aver ottenuto nulla.

Una cosa però possiamo affermare con sicurezza, ed è che quelle divise delle SS erano sul serio una gran figata.

 

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